IL PONENTINO maggio 2005
La metamorfosi di Pra'
100 SCATTI SUL DEGRADO
"Un buon bicchiere di vino, cibo saporito e un pizzico di arte. Questa è la felice unione che hanno realizzato due fotografi Ginki (al secolo Giancarlo Guarnirei) e Santino Mongiardino. I due hanno infatti deciso di esporre le loro foto (un centinaio) in un luogo piuttosto inconsueto per una mostra, il ristorante "Tre Merli" di corso Magenta. Sia Ginko che il più giovane Santino hanno fotografato il quartiere di Pra', solo che il primo lo ha immortalato all'inizio dei lavori per la costruzione del porto, il secondo ha fissato le immagini quello che questa zona di Genova è oggi. Le immagini di Ginko hanno ispirato le poetiche didascalie di Mauro Maraschin, quelle di Santino un racconto di Jole Piccinino intitolato "Ad un passo dal paradiso". Sia i testi che le immagini raccontano le trasformazioni di un paesino rivierasco in quartiere dormitorio e lo smarrimento che provano gli abitanti per questo cambiamento. Gli avventori dei "Tre Merli" troveranno sui tavoli opuscoli che raccolgono tutto questo materiale. E per chi volesse un aperitivo non si limiti ai soliti alcolici, alle 19 di ogni giorno (tranne al lunedì giorno di chiusura del locale e al sabato), per tutta la durata della mostra, aperta fino al 15 dicembre, è prevista un originale iniziativa. I quattro artisti proietteranno e commenteranno diapositive. Il tutto ispirato "all'arte da discarica", ovvero all'idea che anche un logo degradato o un rifiuto abbandonato possano far scattare la scintilla della poesia. Gli "artisti da discarica" utilizzano anche spesso materiale di riciclo. Le foto sono visibili negli orari di apertura del locale (dalle 10 e dalle 18 in poi). "Questa mostra è soltanto il primo passo - conclude Jole Piccinino - Come gruppo di "artisti da discarica" siamo stati invitati ad una settimana culturale a Barcellona.
Martina Feola
L'articolo è tratto da un noto giornale che si chiama Secolo XIX. Per quanto mi riguarda non è un quotidiano propriamente da leggere, ma da sfogliare velocemente. Sfogliandolo, appunto, può capitare di non far caso ad articoli insulsi, superflui, irritanti. Questo me l'ha fatto tuttavia notare una persona vicina e, per questo, l'ho letto con attenzione. A parte il fatto che sta a metà tra la pubblicità e l'informazione culturale, il trafiletto manca, come è evidente, pur trattando di enogo-stronomia, delle più elementari regole del buongusto e dell'educazione. Il "cocktail" che ne deriva è micidiale. L'idea di un avventore che si gusta un aperitivo, sghignazzando con gli amici sui riempimenti, mi fa accapponare la pelle. Mi ricorda il sadismo del Dottor Menghele ed altre scene che si consumarono nei campi di concentramento. Mi ricorda lo sciaccallaggio di coloro che a Pra' nel settembre 1993, anziché aiutare a spalare fango, si aggiravano in punta di piedi per riprendere con la videocamere e le macchine fotografiche, altri solo per rubare. Non conosco gli obiettivi degli "artisti da discarica"; se sono quelli che emergono dall'articolo, mi verrebbe da urlagli "rumente" ma, con questo, forse, rivolgerei loro un grosso complimento. Qui non si tratta di negare che hanno rovinato Pra'. Non ho bisogno di apprezzare quelle foto, perché quelle scene crudeli sono già marchiate a fuoco sulla mia pelle. Ma non accetto neppure che si indugi morbosamente sulle piaghe di una ferita che si sta cercando a fatica di spurgare e rimarginare. Il "luogo degradato non mi ha fatto scattare forse la scintilla della poesia, ma certamente parole disincantate come queste, fanno scattare quella dell'incazzatura. È vero che si è provato e si continua a provare smarrimento di fronte a tutto quello che è successo. Sfido io! Ma ci sono anche abitanti che si battono, da anni e anni, affinché questa metamorfosi, di enorme portata, possa proseguire in senso positivo, che la riqualificazione possa attenuare un impatto che naturalmente è stato devastante, a tutto beneficio, vero o presunto, della città di Genova e anche dei simpatici clienti dei Tre Merli di Castelletto e Circonvallazione. O forse è forse questa l'ultima tendenza trash della "Genova da bere"? Un'immagine schifosa di Pra' stuzzica di più delle solite olive e delle arachidi? Qual è il senso canterebbe Vasco Rossi? Sono foto-denuncia? Servono di monito didattico per tutti coloro che sono minacciati da altri riempimenti? A chi giova esportare a Barcellona l'immagine della Pra' violentata e derisa? Forse dietro il nome d'arte del fotografo c'è il Ginkgo Biloba dal frutto maleodorante e ripugnante?
Gian Paolo Sacco
CURRICULUM DEI RIFIUTI:
UN SACCO DI RIFIUTI
Ovvero: ci voleva proprio qualcosa per contenerci, dato che come rifiuti siamo così rifiutati da non essere integrati e quindi rischiavamo l'esplosione disintegrandoci.
Ci rende orgogliosi l'articolo 100 scatti sul degrado del geniale Sacco Gian Paolo: un vero cronista di discarica. Bisogna qui qualificare i settori degli operatori da discarica e quelli di discarica. Noi siamo artisti da discarica. Quelli di discarica invece ci ispirano. Il sacco, che in epoche di maggiore abbondanza poteva suggerire un sacco di doni, un sacco di cose belle eccetera, oggi, grazie al suo modo gradevole di esprimersi esprime un sacco di altre cose, cose che magari gli dicevano sin da quando era piccolo e per questo si è un po' inacidito, ed anche per questo noi, in qualità di ARTISTI DA DISCARICA WILSON & WILSON DISCARICART, lo eleggiamo a monumento di rifiuti. Vorremmo che presto a Pra' sia eretto un monumento al sacco dei rifiuti, non resta che trovare gli sponsorizzatori, certamente a Barcellona li troviamo! Ne stia pur certo l'esimio ed amatissimo come pure simpaticissimo in misura superiore ai Tre Merli di Castelletto e Circonvallazione (si noti che Tre merli in Castelletto e Circonvallazione non fa sei, ma fa sempre tre perché è lo stesso locale, la matematica è un'opinione).
Nel mensile dal nome sin troppo modesto per la sua portata di benedizione culturale IL PONENTINO il nostro sacco di rifiuti cita un articolo apparso su un quotidiano locale che si chiama IL SECOLO XIX, credo sia bene far sapere che non si tratta di un quotidiano che ci informa sulle schedine del totocalcio del secolo scorso ma di una rivista svista dal nostro sacco, il quale dice che tale quotidiano, IL SECOLO XIX non è da leggere ma da sfogliare velocemente. In effetti anche IL PONENTINO non va neppure sfogliato, è un mensile da meditazione, forse da bere, se non proprio come la Genova da bere citata dall'arguta cultura del sacco, semmai della sua Pra' da bere. Nella sua Pra' da bere va tutto bene e non bisogna aprire i sacchi perché ci si troverebbero delle sorprese che non migliorano l'aspetto sano del sacco di rifiuti, se questo è quello che abbiamo capito dalle frasi rivoltate dal sacco. Se sacco si offende bisogna dirgli che la lettura del ponentino noi non l'abbiamo fatta, come lui non legge i giornali anche noi ci facciamo riportare le notizie da altri, ci mancherebbe!
La pubblicità di mangiare tra i rifiuti non piace un sacco, anche perché se ciò accadesse sacco vomiterebbe i suoi contenuti al ristorante di enogastrite mia. Per il buon gusto e l'educazione del sacco, il cocktail prediletto da sacco è il Menghele ottenuto tramite succo di sacchi di Ginkgo biloba, alcool snaturato e spremuta di acciughe alla Zeenobia con patatine condite dalla petroliera Haven tanto per far accapponare la pelle. Sempre in tema di avventori e sacchi che gustano aperitivi del Dottor Menghele ricordando lo sciacallaggio dell'alluvione di Pra' nel settembre del 1993, quelli che girano in punta di piedi per farsi riprendere dalle videocamere, quei sporcaccioni con donnine che sorseggiano aperitivi e mai che te ne offrano uno! E magari sono venuti a rubare in casa chiamandosi "artisti da discarica" e dicono ai citofoni: "scusi signora ma noi della discarica abbiamo rilevato un malfunzionamento nelle sue tubazioni fognarie". E così ti entrano in casa e ti rubano un sacco di cose! Queste "rumente" hanno rovinato Pra' con le loro foto crudeli di saccheggi marchiati a fuoco sul mio sacco. Non accetto che si indugi sulle piaghe di un ferito, non voglio apriate il mio sacco! Si prova smarrimento di rifiuti di fronte a tutti i rifiuti che ci sono. Il nostro sacco di rifiuti di discarica non riesce proprio a trovare poesia da discarica ma solo incazzatura fognaria! Solo si spera che insaccando i rifiuti in mare si possa proseguire in senso positivo, come dice un volgare proverbio genovese forse inventato da quel quotidiano genovese del totocalcio il Secolo XIX, di sopra liscio liscio, di sotto . lasciamo stare i sacchi per favore! È forse questa l'ultima tendenza trash? A chi giova ciò? A Vasco Rossi e tutti quei poco di buono? Al Bar Cellona continueranno a trasmettere l'immagine di Pra' violentata e derisa? Ci vuole un sacco di serietà e di spazzatura che soffochi tutte queste invasioni extracomunitarie di gingko biloba e di frutti maleodoranti e ripugnanti prodotti dalla natura distante da noi e dal nostro progresso!
W SACCO!!!!! Sei uno dei primi promotori di discarica!
Credo anche che ci siano stati anche un sacco di socialisti (socialisti si fa per dire) che all'epoca del riempimento diffusero un documento in cui taluni ricercatori un sacco ben pagati dichiararono, una volta scoperto che si gettavano rifiuti tossici in mare, che un po' di cromo al mare fa bene