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Gli shadok e oltre.

Nella discarica della memoria sono stati sepolti dal mondo frenetico odierno, e da una certa tendenza nel voler subito dimenticare: i diversi, i non allineati, i poeti sciamani, i maledetti, gli scarti, i rifiuti, per l’appunto.

Tra i poeti caduti sin da giovani nella discarica del loro tempo voglio ricordare il grande poeta colombiano José Asunciòn Silva, quando morì nel 1896, a trentun anni, aveva solo pubblicato un libro. Di famiglia benestante dilapidò il patrimonio economico ed accumulò ben cinquantadue esecuzioni giudiziarie. Le sue disgrazie furono gli infortuni commerciali ma anche l’incomprensione verso la sua poesia, inoltre perdette, durante un viaggio marittimo in Venezuela, a causa di un naufragio, due collezioni di poemi e due importanti lavori in prosa.
La vita e la sua prematura morte furono una vergogna per la provinciale società di Bogotà. Fu sepolto in terra non sacra, nel luogo destinato ai sacrileghi. Come ultimo saluto non ricevette fiori ma un pugno in faccia che gli sferrò il seppellitore prima di chiudere la bara.

Nella letteratura stiamo da tempo assistendo ad una sempre più massiccia invasione americana di libri “u.s.a.” e getta, che “quando li leggi scorrono bene”. Una letteratura come un film che piaccia a grandi e piccini, con un quoziente intellettuale sotto i dodici anni di media. Il resto sono solo prodotti di “nicchia”. Questi prodotti di nicchia sono distillati con molta economia dall’industria della cultura di massa o da qualche casa editrice destinata al fallimento. La cosa più bella di un romanzo non è che scorra in fretta, anzi, il contrario. Più ci si sofferma su una pagina, più si ritrova il piacere della lettura, che deriva dal piacere dall’artista che scrive. Per sapere che chi scrive è un artista occorre che questi ci dipinga un opera letteraria e non un compitino giornalistico approvato dalla redazione. Quest’opera può richiedere tempo nell’eseguirla e nel leggerla, poi, però, non la dimenticheremo più.
È morto, almeno credo, visto che in Italia si hanno scarsissime informazioni in merito, Julien Gracq, a mio parere il più grande scrittore del mondo. La frenesia globale e l’idiozia istituzionale impostasi in Italia non ci hanno fatto conoscere questo eccezionale scrittore quando era vivo, figuriamoci ora che è morto! Gracq scrisse un capolavoro dietro l’altro, in Italia si tradusse, nel 1968, scritto da Gracq nel 1939, il romanzo NEL CASTELLO DI ARGOL, edito da Bompiani per la collana “Il Pesanervi”. Primo romanzo di Gracq di cui Breton scrisse: …per la prima volta il surrealismo si ripiega liberamente su se stesso per confrontarsi con le grandi esperienze sensibili del passato e misurare sia sotto l’aspetto dell’emozione sia sotto quello della visione chiarificatrice, l’ampiezza della conquista”. Ovviamente, in Italia non vi fu più nessuna ristampa di questo mirabile romanzo. Poi fu l’editrice Einaudi a pubblicare alcuni suoi racconti sotto il titolo LA PENISOLA (1970). Prima di tutti però Arnoldo Mondatori editore aveva pubblicato, per la collana “Medusa”, nel 1952, il romanzo LA RIVA DELLE SIRTI, capolavoro assoluto della narrativa del novecento che valse a Gracq, nel 1951, li più prestigioso premio letterario del mondo: il Premio Goncourt. Ma l’aspetto meraviglioso di questo grande scrittore sta nel fatto che Julien Gracq quel premio prestigioso lo rifiutò, questo grande e vero scrittore aborriva i compromessi con la cultura di stato e con i suoi cerimoniali ossequiosi, in chiara rivendicazione surrealista per la libertà di pensiero e la libertà dell’arte, schivo alle interviste di salotto e alle graduatorie d’inutili concorsi letterari a premi. Quanti scrittori del nostro tempo, e quanti scrittori italiani dovrebbero imparare questo nobile gesto! La riva delle Sirti fu poi pubblicato dalla casa editrice Guida, questa casa editrice, forse per avere osato troppo nel pubblicare alcuni bei libri, chiuse. Così come Serra e Riva editori, che ebbero il coraggio di pubblicare ben due romanzi di Gracq: UNA FINESTRA NEL BOSCO, e UN BEL TENEBROSO. Per le edizioni Teoria fecero la luce alcuni sui saggi (LETTERINE). Le edizioni Laterza pubblicarono nel 1991 INTORNO AI SETTE COLLI. Fu poi tradotto il dramma LE ROI PECHEUR, ma non ho altre informazioni in riguardo. Oggigiorno le nostre librerie si sono disfatte di tutti questi libri gettandoli nella discarica. È rimasto solo un testo: LA FORMA DI UNA CITTÀ per le edizioni Quasar, edito nel 2001.

Nato a Sansevero di Capitanata, Foggia, il trenta dicembre del 1888 e morto a Roma il nove settembre 1935 Mario Carli fu un importante esponente della nostra cultura d’avanguardia storica. Da giovanissimo partecipa all’esperienza di periodici fiorentini attorno ai quali prenderà vita la rivista “L’Italia futurista”. In quei brevi anni la sua produzione evolve mirabilmente raggiungendo i vertici della sperimentazione con gli antiromanzi: IL BARBARO e RETROSCENA, ma fu soprattutto nella geniale intuizione, capace addirittura di anticipare il surrealismo che Carli giunse al suo capolavoro: LE NOTTI FILTRATE, antiromanzo altamente lirico ispiratosi allo stato subcosciente.
Siccome Mario Carli era molto apprezzato in Francia non è azzardato affermare che fu lui, un italiano!, ad influenzare la corrente più importante dell’avanguardia storica: il surrealismo. Naturalmente ne fecero tesoro i francesi, non noi italiani, che badiamo superficialmente, più che alla sostanza di un artista, alla sua adesione ad un’idea politica o ad una qualunque etichetta. Il “fascismo” di Carli ha reso, quindi, praticamente sconosciuto sino a tutt’oggi un grande anticipatore delle avanguardie futuriste e surrealiste in Italia.

Un autore di cui non so nulla è René Roger, possiedo un libro Mondatori per la collana Medusa, edito nel 1948, pubblicato da Roger nel ’45. In questo libro si dice che l’autore del romanzo IL DIAPASON DELLA TEMPESTA, è nato a Parigi il 19 maggio 1912 da famiglia agiata. Fin da giovane frequenta i surrealisti e subisce particolarmente l’influenza di André Breton. Il “diapason della tempesta” fu tradotto da Giorgio Monicelli, che ha saputo infondere nel testo italiano “quella magia della narrazione elegantissima e stilisticamente perfetta”, che è uno dei pregi più importanti dell’opera originale. Si accenna poi alla preparazione di un nuovo romanzo di René Roger dal titolo RIGUERS DE LA LEGEND, del quale non sono mai riuscito a scoprire nulla. Anche interpellando Arturo Schwarz, l’ultimo dei surrealisti storici in Italia, questi mi ha detto di non conoscere codesto misterioso e bravissimo autore.

Uno dei miei preferiti poeti italiani è Francesco Serrao, in una sua nota autobiografica egli così si definisce: sono nato a Roma il primo luglio 1946, un giorno di sole atroce su cui pesava ancora l’incubo di luna piena della notte precedente.
Ho vissuto i primi quattro anni in un piccolo paese della Calabria, Palmi.
Mi sento attratto verso il mondo del mistero, della luna, dai gufi, dai balocchi magici che vivono di luce propria e non fanno male a nessuno.
Adoro mia madre: forse è una fata.
Il mio migliore amico è un grosso gatto persiano di nome Spumone.
Un personaggio così bizzarro ovviamente in Italia non ha molta fortuna editoriale. Nonostante nel 1974 la mitica collana “la biblioteca blu” di Franco Maria Ricci editore stampi L’ELISIR DI MEZZANOTTE. Poi più nulla, se non ben poco.
In seguito si occupò del “caso” Serrao Vittorio Sgarbi perché nessuno pubblicava le poesie di un simile talento. So che è uscita una raccolta di giovani autori italiani per la Einaudi e che qualche poesia di Serrao è pubblicata dalla rivista “Poesia” di Crocetti editore.

Joyce Mansour è un’egiziana nata in Inghilterra che scrive – è lei che lo dice – da sempre, ecco come vede la sua biografia:
Le nebbie sapienti dei fogliami d’autunno
I lillà, i capricci, il tè delle nurses inglesi,
Il deserto che si dimena dietro i paravento,
Il fratello che si sposa,
L’antenato che si seppellisce,
Il bambino che perde i denti,
Il cobra che si accarezza
E che sorride,
Gli omicidi di velluto e di crema,
I musicali sussurri dei negri in ginocchio,
I genitori che sonnecchiano nella grande tasca della notte,
Sospiri di latte, schiaffi dalle ali di ferro, bocche scettiche, dilemmi.
La morte del marito che non cammina ancora,
Le montagne dai singhiozzi di neve che si avvicinano e si allontanano
Con ogni lettera mal compiuta del bambino che implora
E che dondola tra le foglie assiderate del suo tredicesimo anno,
Sicura del sole e del sorgere dell’amore,
Sicura del suo potere
E dell’inesauribile morte.
Ultimamente Joice Mansour è stata finalmente tradotta in italiano da Carmine Mangone per le edizioni Nautilus sotto il titolo FIORITA COME LA LUSSURIA, speriamo possano fiorire altri esemplari stampati su libro di questo stesso livello.

Antonio Delfini era un emozionalista, per cui non abbastanza furbo per diventare, come avrebbe ampiamente meritato, un grande scrittore nell’epoca in cui visse; forse per non emozionarlo il premio Viareggio gli fu consegnato appena fu morto. Ma proprio perché emozionava nel trasmettere ciò che narrava, fu considerato, alla sua epoca un “minore”. Oggi si organizzano dei concorsi “premio Delfini”, ma in libreria si può trovare soltanto IL RICORDO DELLA BASCA(Garzanti – Gli elefanti), per il resto niente; esaurito da tempo IL FANALINO DELLA BATTIMONDA nel quale il grande Delfini gioca alla scrittura automatica nel 1940, al pari di tanti blasonati scrittori del resto d’Europa, e vi gioca inserendo la sua grande abilità creativa nel centro di una grande città desolata, l’ambiente culturale e l’isolamento che lo circondava e che lo considerava, non comprendendolo, un minore. Seguono altre sue opere oggi introvabili: LA ROSINA PERDUTA (1957), i RACCONTI (1963), POESIE DELLA FINE DEL MONDO (1960), LETTERE D’AMORE (1963).

Anche dei massimi esponenti del romanticismo le lacune editoriali sono enormi, è il caso di Clemens Brentano e di Ludwig Achim von Arnim (1781-1831), per non parlare di chissà quant’altri. Il caso Arnim è però particolarmente interessante, il suo romanticismo è influenzato persino dal pensiero illuminista che lo porta a constatare più a fondo la sua disperazione. Il fato terribile di non conoscere la propria donna amata (Bettina Brentano, sorella di Clemens), che lo tradì con un certo Goethe (che oltretutto considerava Arnim uno scrittore mediocre, e non intese neppure la genialità di Holderlin e di tant’altri del suo tempo). Questo disastro sentimentale invase i suoi racconti dove personalità psicologiche realistiche e ben definite si tramutarono in mostri, demoni, fantasmi, assenze, e viceversa. In questa selva di sdoppiamenti Arnim arrivò persino ad anticipare le visioni deviate del surrealismo con il romanzo ISABELLA D’EGITTO. Segnaliamo inoltre altri suoi romanzi: PASSIONI OLANDESI e GLI EREDI DEL MAGGIORASCO.

Una delle più notevoli e storiche pattumiere librarie del mondo sono gli “inferni” della biblioteca Vaticana. Nonostante i roghi di libri dettati dall’intolleranza religiosa e politica di ogni specie, che tendeva a liquidare le culture vinte liquidandone ogni tradizione tramite l’eliminazione delle tradizioni scritte, molti libri furono “salvati” negli “inferni” (luoghi dove sono tutt’ora collezionate le opere erotiche). E può sembrare strano ma il grande riformatore Lutero colpiva il papato con scritti anche volgari, ed anche le risposte cattoliche rivolte contro di lui lo ripagavano della stessa moneta. Queste espressioni rozze e volgari sono riportate, ad esempio, nella “MONACHOPORNOMACHIA” di Lemnio.
Ma torniamo alla letteratura erotica ed in particolare a quella ecclesiastica: Aeneas Silvius, pseudonimo del Piccolomini, futuro Papa Pio II da giovane così scriveva: ho paura dell’astinenza che, per quanto lodevole sia, è più facile dire che praticare, e meglio si addice ai filosofi che ai poeti. Quanto alla castità, per Ercole, proprio non ne ho merito perché, per dire il vero, è piuttosto Venere che mi sfugge, che io che sfuggo lei.
Aeneas Silvius scrisse in età adulta il lungo poema in versi NYMPHIPLEXIS e la commedia oscena CRYSIS, che si svolge tra prostitute e rammolliti, ed inoltre EURIALO E LUCREZIA, novella che vede tradimenti, una prostituta di professione e abbondati descrizioni di oscenità di ogni genere.
Giacomo di Ancharano, pseudonimo di Giacomo Palladino, arcivescovo di Firenze e legato papale, scrisse un romanzo estremamente bizzarro: PROCESSO DI BÈLIAL, PROCURATORE DELL’INFERNO, CONTRO GESÙ, FIGLIO DELLA VERGINE MARIA. In questo processo Satana risulterà più simpatico di Mosè.
Aloys Blumauer (1755-1798) gesuita e poi censore framassone, nel suo romanzo LE AVVENTURE DEL PIO EROE ENEA poi conosciuto come ENEA TRAVESTITO trasferisce ironicamente i personaggi eroici nel suo mondo contemporaneo particolarmente pervertito.
L’abate Boileau (XVII secolo) è invece tristemente ricordato per l’opera CONTRIBUTI ALLA STORIA DELLA SUPERSTIZIONE UMANA: COME PARAFRASI E COMMENTO DELLA STORIA DEI FLAGELLANTI DELL’ABATE BOILEAU, DOTTORE DELLA SORBONA, CANONICO DELLA CATTEDRALE DI NOSTRA SIGNORA ECC.
Poggio Bracciolini (1380-1459) da giovanissimo è al servizio del vescovo Landolfo Maramaldo e l’anno dopo di Papa Bonifacio IX che lo elegge scrittore apostolico. Poggio oltre ad un enorme quantità di libri conobbe e studiò altrettante belle donne e fu quindi famoso anche come libertino. Fra i molti libri seri e storici scrisse anche le FACEZIE una sorta di menzogne piccanti che si raccontavano alla corte papale ai tempi di Papa Martino IV.
Celander, forse pseudonimo di Gressel o di Woltereck (1686-1735), teologo che scrisse le poesie più lascive ed oscene stampate in lingua tedesca, ed anche dei romanzi erotici LO STUDENTE INNAMORATO, IL CUPIDO ESALTATO EPPURE GIUDIZIOSO ed IL MONDO SBAGLIATO O ROMANZO SATIRICO.
Delisle de Sales (1745-?) pseudonimo di Jean B. Isoard, dopo un’esperienza monacale visse a Parigi e, come letterato, scrisse per il principe Haini commedie terribilmente oscene che furono raccolte nel manoscritto TEATRO D’AMORE. Delisle de Sales viene considerato il De Sade del teatro.
Giovanni Della Casa (1503-1556) il noto autore del “Galateo” non fu eletto cardinale a causa di un suo scritto IL CAPITOLO DEL FORNO perché, proprio a causa di tale scritto, fu accusato di pederastia.
Henri Joseph de Dulaurens (1719-1797) fu un abate che odierà i gesuiti al punto d’esclamare di conoscere Dio solo per sentito dire. Autore di L’ARETINO MODERNO O IL LIBERTINAGGIO DELLO SPIRITO IN FATTO DI BUON SENSO, IL COMPARE MATTEO O I MISCUGLI DELLO SPIRITO UMANO e LA CANDELA DI ARRAS, in queste storie sono pregne di critiche oscene alla Bibbia e alle consuetudini religiose, e la religione viene presentata come qualcosa di innaturale. Le autorità ecclesiastiche rinchiuderanno questo autore nel convento di Marienbaum per il resto della sua vita.
T.J. Duvernet (1730-1796) fu un ecclesiastico francese autore delle DEVOZIONI DI MADAME DE BETZHAMOOT E LE PIE FACEZIE DI MONSIEUR DE SAINT –OHNON, la trama narra come rendere ragionevole una donna dormendo con lei e facendo cornuto suo marito. In un altro suo libro erotico LA RITIRATA, LE CONFESSIONI DELLA SIGNORA MARCHESA DI MONTCORNILLON una vedova sfugge alle violenze di un ecclesiastico ma ciò la eccita al punto di lasciarsi tentare in rapporti con il giardiniere, con il nipote sedicenne ed il servitore. Un falso eremita la salverà facendole leggere la Bibbia e poi, rivelandosi un ufficiale abuserà di lei. Nel lieto finale la sposerà.
Antonio Gavin è un prete laico che scongiura Cristo di far cessare una tempesta durante un suo viaggio in mare. Cristo non lo ascolta e lui, da allora non crederà più nella Chiesa e descriverà gli imbrogli del cattolicesimo nei seguenti volumi: UNA CHIAVE PER IL PAPATO IN CINQUE PARTI e LE FRODI DEI MONACI E DEI PRETI ROMANI CON OSSERVAZIONI DURANTE UN VIAGGIO A NAPOLI.
Jean B. Jos. Villard de Grécourt (1683-1743), fu a lui attribuita una pesante satira contro i gesuiti accusati di omosessualità nella pungente PHILOTANUS satira che accompagnerà anche le sue poesie e gli farà perdere la carica di canonico di Saint-Martin de Tours.
William King (1685-1763) teologo, molto stimato da Swift, scrisse IL BRINDISI, una satira particolarmente oscena.
Alfonso Martinez (1398-1470), arciprete di Talaveras in Spagna fu autore di EL CORBACIO satira pregna di contraddizioni spagnole e cattoliche dove si maledice l’amore e si ricerca il solo piacere e si detesta la donna “strumento del diavolo”, strega malvagia anche dopo morta, però non si può fare a meno di lei.
Charles Robert Maturin (1782-1824) grandissimo autore nero, adorato dai surrealisti, ecclesiastico irlandese, anticipatore di Edgar Alan Poe, fu autore del formidabile MELMOTH THE VANDEER impressionante avventura metafisica faustiana giudicata persino superiore al “Monaco” di Lewis.
Ferrante Pallavicino (1615-1644) fu canonico di Sant’Agostino a Roma, poi detestò la Chiesa romana e i gesuiti che accusò di pederastia e scrisse contro loro L’ALCIBIADE per mettere in guardia i genitori dall’educazione impartita dai gesuiti ai ragazzi e dove ironizzò furiosamente contro Papa Urbano VII. A ventisei anni, dopo un anno di prigionia, fu decapitato.
La cosiddetta Papessa Giovanna fu oggetto di grandi quantità di novelle e poesie popolari che riguardavano la sfacciata immoralità del clero durante il Medio Evo. Dopo la morte di Leone IV nel 855 si elegge papa Giovanni VIII, che regna saggiamente per due anni. Ma durante una processione si scopre che il Papa è una donna che ha la sfortuna di partorire proprio durante la processione. Questo avvenimento ispirò la commedia FRAU JUTTA.
Alessandro Piccolomini (1520-1578) Arcivescovo di Patrasso, professore di morale all’università di Siena, fu autore del piccante DIALOGO DOVE SI RAGIONA DELLA BELLA CREANZA DELLE DONNE DELLO STORDITO ACCADEMICO INTRONATO scritto quando l’autore faceva parte dell’accademia degli Intronati quando era soprannominato lo stordito.
André-Francoise Prévost d’Exiles, detto l’Abate Prévost (1889 c.- 1921 c.). Lufficiale Preévost, a causa di un amore infelice, si rinchiuse in un convento e divenne abate. Fu autore di una famosissima storia libertina: HISOIRE DU CHEVALIER DES GRIEUX ET DE MANON LESCAUT
Juan Ruiz (XVI secolo). Arciprete di Hita, nella provincia di Guadalajara è noto per la sua opera LIBRO DEL BUON AMOR, con questo mirabile testo egli sarà il primo dei grandi poeti spagnoli a intuire che il confronto dell’uomo con la morte passa attraverso l’amore. Amante della buona tavola e della compagnia di belle donne s’innamorerà e sarà rinchiuso dove scriverà questo bellissimo testo sull’amore, questo folle amore che palpita in noi, che è natura, amore universale, amore divino.
Sinistrari di Ameno (XVII secolo) fu un religioso autore di DE DEMONIALITADE e DE SODOMIA TRACTATUS.
John Wilkes (1727-1797), famoso politico inglese, faceva parte di una società segreta dedita alle orge nell’Abbazia di Medmenham, assieme a Lord Sandwick, al Duca di Quensbury ed al Vescovo Glocester. Sotto lo pseudonimo di Pego Borewell scrisse l’operetta ESSAY ON WOMEN BY PEGO BOREWELL ESQ. WITH NOTES BY ROGERUS CUNEAUS, VIRGERIUS MUTONIATUS ETC. AND A COMMENTARY BY THE REV. DR. WARBURTON. INSCRIBED TO MISS FANNY MURRAY ETC. ETC. Si tratta di una parodia estremamente oscena dove gli scritti sacri vengono trasformati in sacrileghe sconcezze.
Molte furono le pubblicazioni erotiche che riguardavano argomenti o personaggi religiosi come il romanzo IL FIGLIO DI BORDELLO o LE AVVENTURE DI CHERUBINO oppure lo scritto scandalistico sulle ossesse di Louvriers, che si riunivano celebrando la comunione nude in STORIA DI MAGDALAINE BAVENT, RELIGIOSA DEL MONASTERO DI SAINT-LOUIS DES LOUVRES, CON LA SUA CONFESSIONE GENERALE E TESTAMENTARIA NELLA QUALE ELLA DESCRIVE LE PERVERSIONI, LE EMPIETÀ E I SACRILEGI PRATICATI NEL SUDDETTO MONASTERO ECC.
Gervaise Charles de Latouche (1715-1782), libellista, avvocato di Parigi scrisse STORIA DI DON BOUGRE, PORTIERE DEI CERTOSINI dove i monaci sono descritti nelle tinte più nere, dedichi alla pratica della pederastia.
Robert Charles pubblicò NELL’ANNO DI GRAZIA 1877! LA CASTITÀ CLERICALE dove le malefatte dei preti consistono soprattutto in attentati contro la virtù di ragazzini e ragazzine.
j. Hubert nel suo volume I GESUITI descriverà le attrazioni piene d’amore anche sensuale che ispirava la Vergine a tali preti che degeneravano con manifestazioni licenziose. Sempre dello stesso tema è lo scritto del gesuita Jean-Eusebe Nieremberg nel suo DE AFFECTU ET AMORE ERGA MARIA VIRGINEM, MATRE JESU (1645). Sempre riguardo alla Madonna Loyola espresse la convinzione che durante la comunione ci si nutrisse non solo del corpo di Cristo ma anche della carne e del latte di Maria. Nel 1880 il Vescovo di Bruges insegna, con l’assenso del Papa che Maria è la fidanzata dello Spirito Santo. Per concludere, si dice che S. Bernardo ebbe il privilegio di succhiare il seno alla Vergine.
Dal medioevo sino al 1900 (!) i MANUALI PER LA CONFESSIONE abbondavano di particolari erotici. Le penitenti femminili per essere assolte dai peccati carnali dovevano essere investigate dettagliatamente, ed ovviamente nelle parti più intime, perché altrimenti si sarebbero potuti commettere gravi errori nell’impostazione di una giusta penitenza. Le monache, durante le confessioni, mistiche od isteriche, erano preda di allucinazioni di carattere erotico: Mectilde di Magdeburgo (1202-1277) sentiva la mano di Dio carezzarle il seno. Cristina Ebner (11277-1356) si credeva incinta di Gesù. A tale proposito le testimonianze scritte sono molte. Si cita il MANUALE PER UNA BUONA CONFESSIONE, scritto dal monaco francescano Benedetto, nei DECRETALI del Vescovo di Worms, al DISPUTATIUM DE SANCTO MATRIMONII SACRAMENTO deL gesuita Tomas Sanchez (1592) alla famigerata TEOLOGIA MORALE di Alfonso de Liguori (1696-1787) che insegna la teologia morale nei seminari cattolici e che può essere considerata la più grande raccolta di immoralità e di licenziosità lussuriose e di pederastia nei confronti di ragazze appena uscite dalla pubertà che mai sia stata stampata in ogni lingua.
Nella PARAPILLA, famosa poesia francese del 1776 il principale protagonista è il cazzo, parola spesso pronunciata da Papa Benedetto XIV.
Nella BOLLA DEL 13 GIUGNO 1223 Papa Gregorio IX emana la sistematizzazione e la realizzazione pratica della donna come “strega”, cui crede anche S. Tomaso d’Aquino. La donna è quindi considerata non umana o principio del male. La voce di Carlo Magno, che nel 785 aveva condannato la credenza nelle streghe, purtroppo scompare. Papa Innocenzo VIII considera le femmine contrapposte alle creature umane come l’aculeo dello scorpione. Nel MALLEUS MALEFICARUM, ogni caso ed effetto della stregoneria è previsto al punto che ogni donna accusata difficilmente poteva evitare supplizi, torture e roghi pubblici.
Per secoli queste credenze perverse domineranno la mente, popolare, ma soprattutto ecclesiastica in un portato di ossessioni, isterismo, nevrosi, follia. L’inquisizione dimostrerà il lato sessuale della caccia alle streghe con il fatto che vi erano incomparabilmente più streghe che stregoni (1 mago per 10.000 streghe!). il sadismo degli inquisitori era alimentato dalla loro volontà di potere. Nella sua opera “La Torciere” (La Strega) Michelet si chiede quando sia sorta la strega: Alla profonda disperazione prodotta dal mondo della Chiesa. Lo dico senza esitare: la strega è il suo delitto!”


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