C'incontrammo casualmente Ginko ed io un anno fa circa, con la stessa voglia di raccontare attraverso le nostre fotografie, le vicissitudini di una parte di costa e di paese ormai scomparsi, gli stessi posti a distanza di decenni hanno mantenuto lo stesso senso di desolazione ed estraneamento.
Che cosa è cambiato dunque?
Nulla, l'aspetto non la sostanza, l'emozione è immutata se non amplificata; a questa emozione abbiamo voluto dare forma stimolati dalla fantasia trascinante di Mauro Zo Maraschin, coordinati fin dal principio dal grandissimo e poliedrico Claudio Pozzani.
Nacquero nuove iniziative.
Con altri amici che come noi avevano un grande entusiasmo:
Martina Feola, Paolo Podestà, Claudia Pastorino, creammo questo movimento, un gruppo strampalato ed eterogeneo di persone sensibili.
Ci unisce la voglia di raccontare in maniera inusuale, a volte sconveniente ed inopportuna, l'uomo, la città, il territorio e quanto ci circonda.
ORIGINI
In realtà l’idea di fondare la fantomatica WILSON & WILSON nasce verso la fine degli anni settanta da OLIVA fotografo da discarica persosi oggigiorno nelle nebbie milanesi, da Ginko, e da me medesimo Zo, oltre varie collaborazioni umane (artisti - cani sciolti) e canine (cani randagi che ci facevano scoprire luoghi nascosti); poi, come tutto l’entusiasmo sessantottino con cui erano sorti gli anni settanta, tutto miseramente finì, ognuno per la sua strada. Ci diede l’opportunità di un nuovo incontro Claudio Pozzani, quasi trent’anni dopo, e riscoprimmo il gusto di quegli anni di discarica tanto da influenzare una cerchia di persone e fondare così la WILSON & WILSON DISCARICART.
COSA FACCIAMO?
Dice ancora Santino Mongiardino:
DISCARTISMO PERCHÈ
Sempre più l’arte moderna si è uniformata a linee sterili ed inespressive, una selezione di immagini e forme accattivanti costruite sulla pulizia formale e su una zelante ricerca tecnica ed estetica.
Questa ossessiva ricerca dell'estetico e del "bello" si traduce in uno sforzo di compiacimento dell’artista contemporaneo che percorre linee creative opposte al sentimento ed all’interiore facendo riferimento a ciò che ci si aspetterebbe di vedere e non ciò che l’individuo dovrebbe proporre attraverso l’espressione del pensiero.
Musica, immagini, letteratura, ed arte visiva attraversano un momento d'assoluta mancanza di fantasia e comunicazione, ciò che l’arte dovrebbe avere di diritto acquisito nei secoli viene infangato dall’orgoglio e dall’aspettativa, non più mezzo espressivo ma mero e puro oggetto d’esposizione, esposizione del nulla visto che l’idea dalla quale ha moto la creazione non è altro che un nulla ben addobbato da policrome forme visive o sonore compiacenti il gusto odierno che la società rappresenta, un sottovuoto spinto di idee ed emozioni.
Abrogata l’idea si preconfeziona il prodotto in maniera artificiale ed uniforme, rinunciando all'emozione se non attraverso l'emozione indotta ed estetica, precostituita prevista e prevedibile, l'esteriore sostituisce il messaggio, la confezione la memoria etnica ed antropologica.
La mancanza di sensibilità che traspare da questo modo di fare arte, fa nascere il desiderio di un nuovo approccio al messaggio artistico, a poco serve aggrapparsi ad inutili ciambelle di salvataggio, l'architettura costruisce intorno a noi nuove forme stupefacenti e confortevoli adatte al futuro percorso urbano dell'uomo moderno, ma non chiediamogli di sostituirsi all'emozione intrinseca dell'espressione e della creazione sensibile.
Naufragheremmo in un mare di cianfrusaglie, riconosciamo il merito a pochi eletti, non chiediamo di più al prodotto tecnologico.
Ed allora non rimane che rifiutare e dal rifiuto rinascere col desiderio di nuove forme di comunicazione che abbiano come fondamento la base umana e sensibile dell'uomo, la riflessione costante e presente, l'interazione di arti utili a costruire il messaggio partendo dal pensiero e dal concetto appunto.
Una sorta di testimonianza storica del percorso dell'uomo e della sua costante ascesa all'isolamento.
La discarica, testimone di distruzione e degrado urbano e la nostra esplorazione sono un punto di partenza dove troviamo motivo di riflessione e disagio, ma anche ispirazione alla creazione artistica.
Rappresentazione dell'obsoleto e del dimenticato del rifiuto che genera materia nella materia e di essa si nutre incontrando nuove forme ed espressioni ed attraverso la terra rinasce dando vita a se e al proprio motivo di esistenza, testimone dell'evoluzione ritorta contro l'uomo.
L'inizio di un cammino che ci porta inevitabilmente verso nuovi percorsi di confronto mantenendo ben saldo, fermo punto di riferimento, il nostro istinto di sopravvivenza all'estinzione artistica ed inoltre: il desiderio di rigenerarsi attraverso il ricordo e la riflessione, l'analisi di percorsi urbani dell'individuo e dell'isolamento, la percezione della nevrosi urbana e del frenetico mutamento, il disagio muto ed urlato, il profondo bisogno della negazione del messaggio freddo necrotico e preconfezionato.
Partiamo dal rifiuto e dal "rifiuto" quindi dal "discaricato" per far nascere, ma non ancorare, una nuova idea di comunicare il pensiero attraverso un'arte profonda e sincera che si basi anche e verosimilmente sul frutto di collaborazioni ed amicizie e che fondi la propria esistenza sul desiderio di dire e non di esistere, di raccontare e non proporre ed inevitabilmente riflettere anziché passivamente subire, per suscitare una, anche se pur minima, ancora vera emozione.